Il Cammino di Santa Barbara è un anello di circa quattrocento chilometri che attraversa il Sulcis-Iglesiente, l'angolo sud-occidentale della Sardegna dove per quasi tremila anni si è scavato piombo, zinco, argento e carbone. Il percorso collega le chiese dedicate a Santa Barbara, patrona dei minatori, e segue vecchie strade di miniera tra montagne, boschi e tratti di costa a picco sul mare. Sei tappe ne raccontano i luoghi principali.
Iglesias è la capitale storica del distretto minerario e il punto di partenza naturale del Cammino. Fondata nel Duecento attorno alle miniere d'argento del conte Ugolino della Gherardesca, conserva un centro medievale di vie strette, tratti di mura pisane e la cattedrale di Santa Chiara. La città vive ancora il legame con il mondo della miniera: il Museo dell'Arte Mineraria ricostruisce gallerie e attrezzi nei sotterranei di una scuola, mentre la Settimana Santa, con i suoi riti di tradizione iberica, scandisce ogni anno la vita del centro storico.
A pochi chilometri da Iglesias la strada raggiunge la costa a picco di Nebida e Masua, dove le miniere si affacciavano direttamente sul mare. A Nebida la Laveria Lamarmora, oggi rudere panoramico sospeso sull'acqua, lavorava il minerale estratto dalle gallerie. Da Masua si scende a Porto Flavia, la galleria scavata nel 1924 nella falesia per caricare i minerali direttamente sulle navi, di fronte al faraglione di Pan di Zucchero, alto centotrentatré metri.
Più a nord, Buggerru nacque a metà Ottocento come villaggio minerario di gestione francese, con teatro, ospedale e direzione affacciati sul porto. Nel 1904 lo sciopero dei minatori e la reazione dell'esercito, con tre morti, portarono al primo sciopero generale d'Italia. Oggi si visita la Galleria Henry, percorso scavato nella roccia lungo la costa e un tempo percorso da un trenino, e si raggiunge la vicina Cala Domestica, spiaggia chiusa tra pareti di roccia e vecchie strutture minerarie.
Risalendo verso l'interno si arriva a Fluminimaggiore, paese di valle ai piedi del Monte Linas. Poco fuori dall'abitato sorge il Tempio di Antas, dedicato dai punici e poi dai romani al Sardus Pater, antica divinità sarda: le colonne, rialzate nel Novecento, si stagliano isolate in una valle silenziosa. Nei dintorni si aprono la Grotta di Su Mannau, ricca di concrezioni e di corsi d'acqua, e la miniera dismessa di Su Zurfuru.
Verso est, ai piedi del massiccio del Marganai, Domusnovas è nota per la Grotta di San Giovanni, una delle poche grotte europee attraversabili per intero: un tunnel naturale di circa ottocento metri scavato dall'acqua, un tempo percorso anche dalla strada. Da qui partono i sentieri del Marganai, tra lecci, tassi e antiche carbonaie, in un tratto dove il Cammino lascia le miniere ed entra nel bosco.
L'anello si chiude a Carbonia, città fondata nel 1938 per gli operai delle miniere di carbone del Sulcis, esempio di urbanistica del Novecento attorno alla piazza Roma e alla sua torre. La Grande Miniera di Serbariu, con il Museo del Carbone, conserva la lampisteria, il pozzo e le gallerie aperte alle visite. Sopra la città il colle di Monte Sirai custodisce un insediamento fenicio e punico affacciato sul golfo, a ricordare quanto antico sia lo sfruttamento di queste terre.
Le stagioni migliori sono la primavera e l'inizio dell'autunno, quando le temperature sono miti e la macchia mediterranea è in fiore o ancora verde; l'estate è calda nell'interno ma perfetta per le cale della costa. L'intero Cammino di Santa Barbara si percorre a piedi in circa trenta tappe, ma le sei mete principali si collegano comodamente in auto in due o tre giorni, lasciando l'auto per affrontare a piedi i tratti più belli — la costa di Masua, la Galleria Henry, la valle di Antas. La festa di Santa Barbara cade il 4 dicembre, ma sagre e celebrazioni si concentrano soprattutto tra primavera ed estate.
Il Sulcis-Iglesiente è una zona rurale a bassa densità, dove gli agriturismi nascono spesso da aziende agricole e cantine: nel Sulcis meridionale si produce il Carignano, vino da vigne antiche allevate sulla sabbia, e non mancano allevamenti di pecore, oliveti e orti. Soggiornare in agriturismo qui significa cenare con pane carasau, formaggi di pecora, fregola e dolci di mandorle, e raggiungere ogni tappa del Cammino in meno di un'ora. È il modo migliore per vivere il ritmo lento di questo angolo di Sardegna, lontano dalle rotte turistiche più battute, tra mare, miniere e silenzio.