Dai trulli della Valle d'Itria ai Sassi di Matera corrono poco più di cento chilometri di Murgia: un altopiano di pietra calcarea, muretti a secco, grano e greggi, dove la civiltà contadina ha scavato la roccia per farne case, chiese e cantine. Sette tappe collegano due paesaggi Patrimonio dell'Umanità — i trulli di Alberobello e i Sassi di Matera — passando per le città del pane, le gravine scavate dai torrenti e la steppa dell'Alta Murgia. È un viaggio nella pietra e nel pane, che si chiude davanti al più antico insediamento rupestre d'Europa.
Alberobello è il punto di partenza e il simbolo stesso della Valle d'Itria: i suoi trulli, le case coniche in pietra a secco con il tetto a cupola, sono Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 1996. I rioni Monti e Aia Piccola concentrano oltre un migliaio di trulli, molti ancora abitati o trasformati in botteghe e piccole strutture ricettive. La costruzione a secco, senza malta, nasceva dall'esigenza di poter smontare rapidamente gli edifici: una tecnica contadina diventata paesaggio. Vale la pena salire al belvedere di Santa Lucia per vedere i tetti grigi allinearsi lungo la collina.
A pochi chilometri, Locorotondo prende il nome dalla sua pianta circolare: il centro storico è un anello di case bianche imbiancate a calce, con le cummerse, i tetti spioventi a lastre di pietra che lo distinguono dagli altri borghi della valle. Dalla villa comunale lo sguardo corre sulla Valle d'Itria punteggiata di trulli e vigneti: qui si produce il Locorotondo DOC, bianco secco da uve Verdeca e Bianco d'Alessano. Il paese si gira a piedi in un'ora, tra vicoli fioriti e cantine storiche.
Salendo verso l'interno si entra nella Murgia del pane. Altamura è la città del Pane di Altamura DOP, primo prodotto da forno in Europa a ottenere la denominazione: pagnotte grandi, crosta spessa e mollica gialla di semola di grano duro, cotte ancora oggi in forni a legna secondo il disciplinare. Il centro storico ruota attorno alla cattedrale federiciana di Santa Maria Assunta, voluta da Federico II. Poco fuori città, nella cava di Pontrelli, sono conservate le impronte di dinosauro e, nella grotta di Lamalunga, lo scheletro dell'Uomo di Altamura, un Neanderthal di oltre 130.000 anni fa.
Gravina prende il nome dal profondo canyon che la taglia in due: una gravina scavata nella roccia dal torrente, superata da un ponte-acquedotto seicentesco a due ordini di arcate. Sulle pareti si aprono grotte, cantine e chiese rupestri, come San Michele delle Grotte, interamente scavata nel tufo. Il centro conserva palazzi settecenteschi e la chiesa di Santa Maria del Suffragio, detta del Purgatorio. Il paesaggio delle gravine — canyon carsici che solcano l'altopiano — è lo stesso che ritroverete, ampliato, davanti a Matera.
Tra Gravina e la Basilicata si estende il Parco Nazionale dell'Alta Murgia: una pseudo-steppa mediterranea di pascoli, muretti a secco, jazzi (i ricoveri per le greggi) e doline carsiche, unica in Italia. A nord dell'altopiano, in posizione isolata, si erge Castel del Monte, il castello ottagonale di Federico II, Patrimonio dell'Umanità UNESCO: una deviazione di una trentina di chilometri che ripaga con la geometria perfetta dell'edificio e la vista sulla Murgia. Il parco si attraversa lungo strade poco trafficate, ideali per una sosta tra i pascoli e gli ovili in pietra.
Varcato il confine con la Basilicata, Montescaglioso annuncia l'arrivo nel Materano dall'alto della sua collina. Il paese è dominato dall'abbazia benedettina di San Michele Arcangelo, uno dei complessi monastici più grandi del Sud, con due chiostri, la sala capitolare affrescata e una biblioteca monumentale. Dal belvedere si aprono i primi calanchi argillosi che scendono verso la valle del Bradano. Montescaglioso, città rurale legata al grano, è la porta naturale del Parco della Murgia Materana, l'area protetta che unisce il paese a Matera.
L'itinerario si chiude a Matera, davanti ai Sassi: i due rioni — Sasso Caveoso e Sasso Barisano — sono un intero quartiere scavato nella roccia calcarenitica, abitato senza interruzione dal Paleolitico e Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 1993. Case-grotta, cisterne, chiese rupestri affrescate e il Palombaro Lungo, la grande cisterna sotterranea, raccontano una civiltà che ha vissuto dentro la pietra per millenni. Dal belvedere di Murgia Timone, sull'altra sponda della gravina, i Sassi si vedono nella loro interezza: la sintesi di tutto il viaggio, la pietra scavata e abitata che dalla Valle d'Itria arriva qui alla sua forma più compiuta.
I periodi migliori sono la primavera, quando la Murgia è verde e fiorita, e il primo autunno, con temperature miti e luce calda sulla pietra. L'estate è calda e battuta dal sole, con poca ombra sull'altopiano: meglio evitare le ore centrali. L'auto è il mezzo più pratico per collegare le tappe, ma diversi tratti si prestano alla bici — la ciclovia dell'Acquedotto Pugliese ne attraversa alcuni — e sia i trulli sia i Sassi si visitano solo a piedi, tra scale e vicoli. Conviene calzare scarpe comode: la pietra è ovunque, spesso irregolare.
Lungo il percorso l'ospitalità rurale è di casa: masserie fortificate immerse tra ulivi e muretti a secco in Puglia, aziende cerealicole e zootecniche sulla Murgia, agriturismi affacciati sui calanchi in Basilicata. Molte masserie della Valle d'Itria conservano trulli adibiti a camere; nel Materano non mancano strutture con vista sui Sassi o sul parco. Soggiornare in agriturismo qui significa svegliarsi tra i pascoli, fare colazione con pane di semola, latticini e olio del territorio e raggiungere ogni tappa in mezz'ora. Molte aziende propongono degustazioni di formaggi della Murgia, caciocavallo podolico e vini locali, e cene contadine su prenotazione.