Il nome Franciacorta viene da francae curtes: le corti rurali che nel Medioevo i monaci ricevevano libere da tributi, in cambio dell'impegno a bonificarle e coltivarle. Quelle colline oggi danno il primo metodo classico italiano riconosciuto DOCG. Questo percorso di circa cinquantacinque chilometri parte da Rovato, attraversa i vigneti fino alle torbiere del Sebino e finisce sulla sponda orientale del lago d'Iseo, passando per l'isola lacustre più grande d'Italia.
Rovato sta all'ingresso sud della Franciacorta, ai piedi del Monte Orfano, il rilievo isolato che chiude le colline verso la pianura. Il mercato del bestiame del lunedì si tiene qui dal 1480, senza interruzioni, ed è il motivo per cui il paese è cresciuto. Da quel mercato viene anche il piatto che porta il suo nome: il manzo all'olio, carne cotta a lungo nell'olio e servita con una salsa di pane secco e formaggio, riconosciuto De.Co. dal Comune nel 2018. Sopra l'abitato, in posizione dominante, il Monastero dell'Annunciata risale alla metà del Quattrocento: ha un chiostro e una doppia loggia che guarda tutta la pianura bresciana.
Qui si entra nel cuore della denominazione. Il Franciacorta DOCG copre diciannove comuni, tutti in provincia di Brescia, e nel 1995 è stato il primo spumante italiano a metodo classico a ottenere la denominazione garantita: rifermentazione in bottiglia, niente scorciatoie. Erbusco però non è solo cantine. La pieve di Santa Maria Maggiore, romanica, sta fuori dal paese su un pianoro panoramico: il nucleo è del XII secolo, ampliato nel 1415 con quattro campate ad arco. Poco lontano Villa Lechi, costruzione di impianto palladiano di fine Cinquecento voluta dai Martinengo, è la più particolare fra le ville della Franciacorta.
Corte Franca è un comune giovane con quattro anime antiche: Borgonato, Colombaro, Nigoline e Timoline erano paesi separati fino al 1928, quando un decreto li riunì in un'unica amministrazione. Si visitano uno dopo l'altro in pochi chilometri, e conviene farlo piano, perché le residenze nobiliari si affacciano direttamente sulla strada. A Nigoline ci sono Palazzo Torri e Palazzo Monti della Corte, entrambi del Seicento; il primo, nell'Ottocento, divenne un salotto culturale frequentato ben oltre i confini bresciani. Borgonato è invece il borgo dove si fecero i primi esperimenti di spumantizzazione della zona.
Le Torbiere del Sebino sono uno specchio d'acqua di circa trecentosessanta ettari nato dallo scavo della torba, protetto come riserva naturale regionale dal 1984. Un sentiero ad anello passa fra gli stagni su passerelle di legno: ninfee in estate, aironi e svassi tutto l'anno, silenzio quasi ovunque. Sopra la riserva sta il monastero di San Pietro in Lamosa, fondato nel 1083 e affidato ai monaci cluniacensi, con affreschi quattrocenteschi nella chiesa e nel disciplinare. Sono proprio loro i bonificatori delle francae curtes da cui viene il nome della Franciacorta: la prima tappa del vino e l'ultima dell'acqua raccontano la stessa storia.
Iseo chiude la Franciacorta e apre il lago. Il centro storico è raccolto fra piazza Garibaldi e il porto, con i portici e le botteghe che guardano l'acqua. La pieve di Sant'Andrea ha origini millenarie; sulla parete esterna è murata l'arca trecentesca di Giacomo Oldofredi, morto nel 1325 e figura di primo piano nella storia del paese, spostata qui nell'Ottocento dal vecchio cimitero. Dal lungolago partono i battelli per le isole e la pista che costeggia il Sebino verso nord. Il mercoledì mattina il mercato occupa tutta la zona del porto.
Il traghetto parte da Sulzano ogni quarto d'ora e in cinque minuti arriva a Peschiera Maraglio. Monte Isola è l'isola lacustre più grande d'Italia, quattro chilometri quadrati e mezzo di montagna che esce dall'acqua; le auto private non circolano, quindi ci si muove a piedi, in bicicletta o con i bus di linea che collegano i borghi. La salita al santuario della Madonna della Ceriola, in cima a seicento metri, richiede un'ora buona e ripaga con la vista su tutto il Sebino. A Peschiera si lavora ancora la sardina essiccata, presidio Slow Food: pesce sotto sale per trentasei ore, poi appeso al sole e all'aria per un mese abbondante, rigorosamente d'inverno. Nel giugno 2016 Christo tese proprio qui i tre chilometri di passerelle gialle di The Floating Piers, dal 18 giugno al 3 luglio.
L'ultima tappa lascia il lago e sale di quota. Sopra Marone, a Zone, una riserva regionale di circa ventun ettari protegge dal 1984 le piramidi di erosione: colonne di terra sormontate da un masso che le ripara dalla pioggia, come un ombrello. La più alta misura una trentina di metri e regge in cima un blocco di quattro metri di diametro. Il deposito morenico da cui nascono fu lasciato circa centocinquantamila anni fa da una lingua laterale del ghiacciaio camuno, e l'erosione continua a modellarlo: alcune piramidi crollano, altre si formano, nel giro di pochi decenni. Un sentiero segnalato le costeggia dall'alto in mezz'ora di cammino.
Cinquantacinque chilometri bastano per passare dalle cantine di un metodo classico alle passerelle di una torbiera, e da lì a un'isola dove si cammina e basta. La Franciacorta si visita bene in un fine settimana, ma gli agriturismi delle colline fra Rovato, Erbusco e Provaglio permettono di prendersela con calma: si dorme fra i filari, si cena con il pesce del Sebino o il manzo all'olio, e la mattina dopo si riparte senza dover guidare per ore.