Tra L'Aquila e il versante teramano del Gran Sasso corre un anello di circa 150 chilometri che attraversa la montagna più alta dell'Appennino: borghi fortificati nati dalla pastorizia e dalla lana, la piana dello zafferano, un castello a 1.460 metri e Campo Imperatore, l'altopiano che Fosco Maraini battezzò "Piccolo Tibet". Sette tappe nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, dove la civiltà della transumanza ha lasciato torri, stazzi e prodotti che si trovano solo qui: la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, il canestrato di Castel del Monte, lo Zafferano dell'Aquila DOP.
Il capoluogo d'Abruzzo, a 714 metri di quota, è il punto di partenza naturale: fondata nel Duecento dall'unione di decine di castelli del contado, L'Aquila conserva uno dei centri storici più ricchi dell'Appennino, in gran parte restituito dalla ricostruzione seguita al sisma del 2009. La basilica di Santa Maria di Collemaggio, con la facciata a scacchi bianchi e rosa, custodisce le spoglie di Celestino V e ogni agosto apre la Porta Santa per la Perdonanza, il giubileo aquilano riconosciuto dall'UNESCO. Da vedere anche la Fontana delle 99 cannelle, una per ogni castello fondatore, e il Forte spagnolo cinquecentesco.
Una trentina di chilometri a sud-est, lungo il tracciato del Regio Tratturo, la piana di Navelli è il campo dello Zafferano dell'Aquila DOP, coltivato qui da circa sette secoli. I fiori si raccolgono a mano all'alba, per poche settimane tra ottobre e novembre, quando la piana si colora di viola; servono circa duecentomila fiori per un chilo di spezia. Il borgo sale a cono verso il palazzo baronale Santucci, tra case in pietra, archi e piccionaie. Dalla stessa terra vengono i ceci di Navelli, bianchi e rossi, base della cucina locale insieme allo zafferano.
A 1.250 metri, Santo Stefano di Sessanio è il borgo simbolo della Baronia di Carapelle: nel Cinquecento passò ai Medici, che ne fecero uno snodo del commercio della lana carfagna verso Firenze — lo stemma mediceo è ancora sulla porta d'ingresso. Il paese è un intreccio compatto di case-bottega, loggiati e vicoli coperti in pietra calcarea, recuperato con uno dei primi alberghi diffusi d'Italia. La Torre Medicea, crollata col terremoto del 2009, è stata ricostruita e riaperta nel 2021. Su queste terrazze d'alta quota si coltiva la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, piccola e scura, Presidio Slow Food.
Pochi chilometri separano Santo Stefano dalla rocca più fotografata d'Abruzzo: Rocca Calascio, a 1.460 metri, è tra le fortificazioni più alte dell'Appennino. Il torrione centrale, di origine medievale, fu cinto nel Quattrocento da mura e quattro torri circolari; da qui il controllo passava su tutta la valle del Tirino e sui tratturi della transumanza. Il castello, mai adattato a residenza, è arrivato integro nella sua forma militare ed è stato set di film come Ladyhawke e Il nome della rosa. Si sale a piedi dal borgo semi-spopolato di Calascio, in una mezz'ora di sentiero; poco sotto la rocca sorge la chiesa ottagonale di Santa Maria della Pietà.
Sul versante opposto del vallone, Castel del Monte è il borgo dei pastori: per secoli le sue greggi hanno svernato nel Tavoliere delle Puglie risalendo in quota a giugno, e il paese conserva la struttura a gradoni della ricetta medievale, con i sottopassi coperti — gli "sporti" — e le case addossate le une alle altre. Dalla pastorizia viene il canestrato di Castel del Monte, pecorino stagionato nei canestri di giunco, Presidio Slow Food, ancora prodotto negli stazzi di Campo Imperatore. Il centro storico, tra i meglio conservati del parco, è stato scelto come set dal cinema internazionale.
Da Castel del Monte la strada sale oltre i 1.800 metri ed entra in Campo Imperatore: 27 chilometri di altopiano, il più vasto dell'Appennino, modellato dai ghiacciai e pascolato da mandrie e greggi allo stato brado da giugno a settembre. Il paragone con gli altipiani d'Asia — il "Piccolo Tibet" — è di Fosco Maraini. Sull'orlo occidentale, a 2.130 metri, stanno l'osservatorio astronomico, il giardino botanico alpino e l'albergo dove nel settembre 1943 fu liberato Mussolini; sopra tutto incombe il Corno Grande, che con i suoi 2.912 metri è la vetta più alta dell'Appennino e ospita il Calderone, il ghiacciaio più meridionale d'Europa. Lungo la strada, gli stazzi vendono arrosticini cotti alla brace.
Scavalcato il valico di Vado di Sole, la discesa sul versante teramano porta a Castelli, ai piedi della parete nord del Monte Camicia. Dal Cinquecento il paese vive di maiolica: le ceramiche di Castelli, dipinte nei toni del turchino, del giallo e del verde ramina, arredavano le corti d'Europa e si producono ancora oggi nelle botteghe del centro. La chiesa rurale di San Donato conserva un soffitto di mattoni maiolicati seicentesco che Carlo Levi definì "la Cappella Sistina della maiolica"; il Museo delle Ceramiche e il liceo artistico, erede della scuola dei Grue, completano il percorso. È la chiusura dell'anello: dall'economia della lana a quella dell'argilla, sempre all'ombra del Gran Sasso.
La strada di Campo Imperatore è percorribile per intero solo da tarda primavera a inizio autunno: in inverno la neve chiude i tratti in quota. Giugno e luglio offrono le fioriture e i pascoli pieni; settembre la luce migliore; fine ottobre unisce il foliage alla raccolta dello zafferano nella piana di Navelli. L'auto è indispensabile: le tappe sono collegate da strade di montagna panoramiche e poco trafficate, con pochi distributori — conviene partire col pieno. La salita a Rocca Calascio si fa solo a piedi, circa mezz'ora; in quota la temperatura cala anche d'estate, serve una giacca.
L'ospitalità rurale è la chiave del viaggio: aziende zootecniche e cerealicole punteggiano la Baronia di Carapelle, la piana di Navelli e la valle del Tirino, e ogni tappa resta a meno di mezz'ora. In tavola arrivano i prodotti dell'itinerario: lenticchie di Santo Stefano, ceci e zafferano di Navelli, canestrato, ricotta e arrosticini, pane cotto a legna. Molte aziende sono anche fattorie didattiche o punti vendita diretti, e d'estate organizzano escursioni a piedi o a cavallo verso gli stazzi di Campo Imperatore. Dormire qui significa svegliarsi tra i pascoli, con il profilo del Corno Grande all'orizzonte.