Il Ducato di Urbino, viaggio nel Rinascimento

Marche Itinerari

Tra l'Adriatico e le colline del Montefeltro, nell'entroterra di Pesaro e Urbino, si percorre in circa 160 chilometri il territorio che nel Quattrocento fu il Ducato di Urbino. Sette tappe tra rocche malatestiane, palazzi ducali, botteghe di maiolica e strade romane: la corte di Federico da Montefeltro chiamò qui Piero della Francesca e Luciano Laurana, e da queste colline uscì Raffaello. Intorno ai monumenti resta un paesaggio agricolo di crinali, querce e campi di grano, dove l'ospitalità rurale è di casa.

Tipologia
Storico-artistico e borghi
Percorso
160 km ad anello da Gradara
Mezzo
Auto, con centri storici a piedi
Stagioni
Aprile · maggio · giugno · settembre

Tappa 1 — Gradara

Il viaggio parte dal confine con la Romagna, dove la rocca di Gradara domina la collina a pochi chilometri dal mare. Il castello nacque intorno alla metà del XII secolo e passò presto ai Malatesta, che ne fecero un caposaldo militare: la doppia cinta muraria, il mastio e il camminamento di ronda sono ancora integri. Qui la tradizione colloca la vicenda di Paolo e Francesca, i due cognati uccisi da Gianciotto Malatesta e resi immortali dal quinto canto dell'Inferno di Dante. Nel 1463, dopo un lungo assedio condotto da Federico da Montefeltro, i Malatesta persero definitivamente Gradara; seguirono gli Sforza, i Della Rovere e lo Stato Pontificio.

Da non perdere Il camminamento sulle mura con vista sulla costa, la camera di Francesca, il borgo murato al tramonto quando i pullman sono ripartiti.

Tappa 2 — Pesaro

Quindici chilometri più a sud, Pesaro è la porta marittima del ducato. Il Palazzo Ducale in piazza del Popolo fu costruito da Alessandro Sforza e rimaneggiato per i Della Rovere da Girolamo Genga, l'architetto che tra il 1523 e il 1538 firmò anche la Villa Imperiale sul colle San Bartolo: una residenza di delizia con giardini pensili e cicli di affreschi, seguita da Eleonora Gonzaga, visitabile solo in periodi definiti. In centro, la casa natale di Gioachino Rossini è oggi un museo, e ogni estate il Rossini Opera Festival riempie la città. Alle spalle del porto, il parco naturale del San Bartolo scende sul mare con falesie a picco e coltivi.

Da non perdere I mosaici pavimentali del duomo, la casa di Rossini, la strada panoramica del San Bartolo verso Fiorenzuola di Focara.

Tappa 3 — Urbino

Dalla costa si sale per una quarantina di chilometri fino a Urbino, centro storico patrimonio UNESCO dal 1998. Il Palazzo Ducale voluto da Federico da Montefeltro è il modello della residenza rinascimentale non fortificata: la facciata dei Torricini, attribuita a Luciano Laurana, e il cortile d'onore definirono un linguaggio poi copiato in tutta Europa. All'interno, la Galleria Nazionale delle Marche conserva la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, la Città ideale e la Muta di Raffaello; lo studiolo del duca, rivestito di tarsie lignee prospettiche, resta l'ambiente più celebre del palazzo. Poco distante, in via Raffaello, la casa dove il pittore nacque nel 1483 conserva la bottega paterna.

Da non perdere Lo studiolo di Federico, la Flagellazione di Piero della Francesca, gli affreschi dei fratelli Salimbeni nell'Oratorio di San Giovanni.

Tappa 4 — Sassocorvaro

Venti chilometri a ovest, sopra il lago di Mercatale, si alza la Rocca Ubaldinesca, progettata nel Quattrocento da Francesco di Giorgio Martini per gli Ubaldini: pianta ovale, muri scarpati, un profilo che la tradizione locale paragona a una testuggine. È una macchina militare pensata per assorbire i colpi delle prime artiglierie da fuoco. La rocca è nota soprattutto per una vicenda del Novecento: tra il 1939 e il 1944 il soprintendente Pasquale Rotondi vi nascose migliaia di opere d'arte sottratte alla guerra — le stime parlano di quasi diecimila pezzi tra Sassocorvaro, Carpegna e Urbino, dalla Tempesta di Giorgione ai tesori di San Marco. Il museo interno racconta l'operazione come Arca dell'Arte.

Da non perdere La sala dove furono stipate le casse di opere, il piccolo teatro ottocentesco nella rocca, il giro del lago di Mercatale.

Tappa 5 — Urbania

Scendendo lungo la valle del Metauro si arriva a Urbania, l'antica Casteldurante: prese il nome attuale nel Seicento, in omaggio a papa Urbano VIII. Tra Cinque e Seicento le sue botteghe furono tra le più richieste d'Italia per la maiolica istoriata, ceramica dipinta come un quadro, con scene mitologiche e bibliche; la produzione continua oggi in laboratori artigiani del centro. Il Palazzo Ducale in cotto, affacciato sul fiume, ospita la biblioteca fondata da Federico da Montefeltro, il museo civico con i mappamondi di Mercatore e la raccolta di ceramiche locali. Fuori dall'abitato, il Barco Ducale nacque nel Quattrocento come riserva di caccia dei duchi.

Da non perdere Una bottega di maiolica in attività, i globi di Mercatore in Palazzo Ducale, la cripta della Chiesa dei Morti con le mummie naturali.

Tappa 6 — Sant'Angelo in Vado

Ancora dieci chilometri di valle e si entra nell'alto Metauro, dove sorgeva il municipio romano di Tifernum Mataurense. Gli scavi avviati nel 2003 hanno riportato alla luce la Domus del Mito: circa mille metri quadrati e ventisette ambienti di una casa signorile di fine I secolo d.C., con mosaici figurati che raccontano Medusa, Dioniso, il carro trionfale di Nettuno e Anfitrite. È una delle scoperte archeologiche più rilevanti degli ultimi decenni nelle Marche. Il centro storico allinea palazzi tardo-rinascimentali e chiese sulla via principale, mentre i boschi di querce intorno danno il prodotto che ha reso famoso il paese: il tartufo bianco pregiato, celebrato con la mostra nazionale di ottobre.

Da non perdere I mosaici della Domus del Mito, il palazzo comunale sulla via principale, una cena a base di tartufo in autunno.

Tappa 7 — Fossombrone

La chiusura dell'anello segue il Metauro verso est fino a Fossombrone, nata dal Forum Sempronii romano sulla via Flaminia. Il borgo sale a terrazze fino alla Corte Alta, palazzo dei Montefeltro riadattato nel Quattrocento e oggi sede del museo civico e della Quadreria Cesarini, con opere del Novecento italiano. Pochi chilometri a monte, la strada entra nella Gola del Furlo: qui la Flaminia attraversa la stretta tra Monte Pietralata e Monte Paganuccio passando in una galleria scavata nel calcare per volere di Vespasiano tra il 76 e il 77 d.C., lunga circa 38 metri e ancora percorribile. È il modo migliore per chiudere il viaggio: dalla corte dei duchi all'ingegneria di Roma, sempre lungo la stessa valle.

Da non perdere La galleria romana del Furlo a piedi, la Quadreria Cesarini alla Corte Alta, il volo dell'aquila reale sulla riserva naturale.

Quando andare e come muoversi

Il periodo migliore va da aprile a giugno, quando le colline sono verdi e i centri storici non sono affollati; settembre offre luce e vendemmia, ottobre e novembre la stagione del tartufo bianco a Sant'Angelo in Vado e ad Acqualagna. L'auto è necessaria: le tappe sono collegate da strade provinciali di crinale e di fondovalle, brevi ma lente, e l'intero anello si copre comodamente in quattro o cinque giorni. Urbino e Gradara si visitano solo a piedi, con salite ripide e selciato — servono scarpe adatte. Il Palazzo Ducale di Urbino e la Villa Imperiale di Pesaro hanno orari e aperture particolari: conviene verificarli prima di partire.

Dormire in agriturismo

Tra Montefeltro e valle del Metauro l'ospitalità rurale è diffusa: aziende cerealicole, allevamenti di razza Marchigiana e frantoi accolgono in casali di pietra a pochi minuti dalle tappe, spesso con vista sui crinali e sul profilo del Sasso di Simone. In tavola arrivano i prodotti del territorio: la crescia sfogliata cotta sulla pietra, i formaggi di fossa, il prosciutto di Carpegna, il tartufo bianco nella stagione giusta, i vini Bianchello del Metauro e Colli Pesaresi. Molte aziende propongono passeggiate a cavallo, raccolta guidata del tartufo con i cavatori e visite ai laboratori di ceramica. Dormire qui accorcia le distanze tra una corte rinascimentale e l'altra.