Il Gargano ha forma di uno sperone che si spinge nell'Adriatico: un blocco di calcare alto fino a mille metri, coperto di faggi al cui centro si trovano ulivi secolari, la costa è composta in gran parte da falesie bianche. Dal V secolo i pellegrini lo attraversano per raggiungere la grotta dove, secondo la tradizione, apparve l'arcangelo Michele; oggi quel santuario è Patrimonio dell'Umanità.
Il viaggio parte dal golfo. Manfredonia è una città fondata dal re Manfredi, figlio di Federico II, il 23 aprile 1256, per trasferirvi gli abitanti di Siponto, che il terremoto del 1223 e le paludi avevano reso invivibile. Il castello sul mare fu iniziato sotto Manfredi, completato dagli Angioini e rimaneggiato dagli Aragonesi; dal 1980 ospita il Museo Archeologico Nazionale, con la più grande raccolta esistente di stele daunie, lastre funerarie scolpite fra VII e VI secolo a.C. da un popolo che abitava qui prima dei Romani. A tre chilometri, nel parco archeologico di Siponto, resta la chiesa romanica di Santa Maria Maggiore, consacrata nel 1117, con la cripta a colonne. Accanto, sui resti della basilica paleocristiana, dal 12 marzo 2016 si alza la struttura in rete metallica di Edoardo Tresoldi: quattordici metri di altezza e circa sette tonnellate di filo zincato che ridisegnano nel vuoto le navate scomparse. Da questo porto, nel Medioevo, i pellegrini si imbarcavano per la Terra Santa.
Sedici chilometri di tornanti portano a ottocento metri di altezza, sul paese da cui si può godere del panorama su tutto il golfo. Qui, fra il 490 e il 493, l'arcangelo Michele sarebbe apparso tre volte al vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano, chiedendo di consacrare al culto cristiano una grotta naturale. Da allora la grotta è meta di pellegrinaggio ininterrotta, e i Longobardi la fecero santuario nazionale del loro regno. Nel giugno 2011 l'UNESCO l'ha iscritta nel sito seriale "I Longobardi in Italia, i luoghi del potere", insieme ad altri sei monumenti. Si accede alla grotta tramite una scala di pietra; le feste principali cadono l'8 maggio e il 29 settembre. Attorno al santuario il paese conserva il castello iniziato da Roberto il Guiscardo, ampliato dagli Svevi e usato come prigione dagli Angioini, la chiesa di Santa Maria Maggiore con il portale scolpito nel 1198 e il battistero di San Giovanni in Tumba, che risale al XII secolo, che tutti chiamano Tomba di Rotari per un antico errore di battitura. Nel paese ha sede anche l'Ente Parco Nazionale del Gargano.
La strada verso ovest segue la stessa direttrice dei pellegrini medievali, la Via Micaelica, che dal Beneventano saliva al Gargano toccando i conventi di Stignano e di San Matteo. San Giovanni Rotondo era un paese agricolo finché, il 28 luglio 1916, non vi arrivò un frate cappuccino di Pietrelcina, padre Pio, che vi rimase fino alla morte, il 23 settembre 1968. Giovanni Paolo II lo ha canonizzato il 16 giugno 2002. Attorno al vecchio convento di Santa Maria delle Grazie è cresciuto uno dei santuari più visitati d'Italia: la chiesa progettata da Renzo Piano, con i grandi archi in pietra di Apricena, è stata consacrata il 1° luglio 2004, dopo dieci anni di lavori, e nella cripta riposa il corpo del santo. Una visita al santuario è interessante anche per chi sta cercando la fede.
Da San Giovanni Rotondo si torna verso est e si sale verso la foresta che occupa il centro del promontorio, a circa ottocento metri di quota. Il nome deriva dall'ombra: i faggi qui crescono fitti e alti, e in alcune valli non sono mai stati tagliati. Per questo nel 2017 una parte della Foresta Umbra è entrata nella lista dei siti UNESCO delle faggete vetuste d'Europa. Lo Stato la protegge dal 1977 come riserva biogenetica, con un nucleo integrale dove l'ingresso è vietato. Il centro visite, accanto al laghetto d'Umbra, ha un piccolo museo naturalistico e un recinto dove si osservano i daini; nei boschi intorno vive invece il capriolo italico, che sul Gargano conserva una delle ultime popolazioni originarie rimaste in Italia, con Castelporziano e i monti di Orsomarso. Dal piazzale partono i sentieri segnati dall'ex Corpo Forestale, quattordici in tutto, per passeggiate che durano da un'ora a una giornata intera. In ottobre i faggi cambiano colore e il bosco diventa una meta solitaria.
Il passaggio dalla foresta alla costa è di trenta chilometri: si passa dai faggi ai pini d'Aleppo, dall'ombra alla luce del mare. Vieste occupa una punta di roccia sull'estremità orientale del Gargano. Il centro medievale è un labirinto di vicoli in salita e case bianche; in cima si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta, della seconda metà dell'XI secolo, con tre navate divise da dodici colonne dai capitelli originali, e poco oltre il castello ricostruito da Federico II nel XIII secolo, oggi zona militare non visitabile. Sulla spiaggia a sud del paese si alza il Pizzomunno, un monolite di calcare bianco di venticinque metri. La leggenda racconta che sia un giovane pescatore pietrificato dal dolore per l'amata Cristalda; Max Gazzè gli ha dedicato una canzone portata a Sanremo nel 2018. Di fronte al porto, sull'isolotto di Santa Eufemia, il faro ottagonale del 1867 segna l'ingresso alle acque del promontorio.
I ventidue chilometri di litoranea fra Vieste e Peschici sono il tratto più bello della costa garganica. Ogni cala ha il suo trabucco: una piattaforma di pali di pino d'Aleppo piantata sugli scogli, con lunghe antenne che sostengono una rete calata e sollevata con gli argani. Il sistema è documentato sul Gargano dal Settecento e serviva a pescare senza uscire in mare quando il tempo non lo permetteva. Lungo questo tratto se ne contano sedici, alcuni ancora attivi, altri trasformati in ristoranti. Peschici arriva alla fine, su uno sperone bianco a picco sull'acqua: fu fondata nel 970 da coloni slavi guidati da Sueripolo, mandati dall'imperatore Ottone I a liberare il Gargano dai Saraceni. Sotto la torre cinquecentesca di Monte Pucci si trova il trabucco più fotografato della costa, e nell'entroterra l'abbazia di Santa Maria di Calena, fondata nel 872 dall'imperatore Ludovico II, resta uno dei monasteri benedettini più antichi della Puglia.
Il ritorno verso sud ripassa da Vieste e prosegue sulla strada che costeggia le falesie fino a Mattinata. A quindici chilometri dal paese la Baia delle Zagare, con i suoi due faraglioni di calcare bianco, è la cartolina del Gargano. Sopra la baia, sul Monte Saraceno, un sentiero panoramico attraversa una necropoli dauna con oltre cinquecento tombe scavate nella roccia. Mattinata vive soprattutto sulla produzione di olio di oliva. La piana fra i monti e il mare è coperta di uliveti secolari che sono dei veri e propri monumenti, la varietà locale produce un olio dal fruttato medio, con note di mandorla, riconosciuto DOP Dauno Gargano. La raccolta viene fatta a mano in ottobre e novembre, ed è il momento migliore per visitare i frantoi. Sul Monte Sacro, sopra il paese, l'abbazia della Santissima Trinità, risale al 1058, chiude il cerchio dei monasteri garganici con cui si era aperto il viaggio.
Duecento chilometri per passare da una grotta scavata nel calcare a una faggeta senza tempo, e da lì a una costa di pali di pino piantati sugli scogli. Il Gargano si visita bene in quattro o cinque giorni, e dormire in agriturismo fra Vieste, Peschici e Mattinata è la scelta migliore.