La Costa dei Trabocchi, da Ortona a Vasto

Abruzzo Itinerari

Tra Ortona e Vasto, quarantadue chilometri di costa adriatica sono rimasti fuori dal cemento: falesie, calette di ciottoli, pinete e i trabocchi, le macchine da pesca in legno protese sull'acqua che Gabriele d'Annunzio descrisse come "un ragno colossale". Il vecchio tracciato della ferrovia adriatica, dismesso dopo lo spostamento della linea a monte, è stato riconvertito nella Via Verde: una ciclopedonale pianeggiante che collega sette comuni a filo di mare. Sette tappe tra un'abbazia benedettina costruita su un tempio di Venere, due riserve naturali regionali, un santuario mariano del Cinquecento e la cucina di mare del Vastese.

Tipologia
Costiero e naturalistico
Percorso
42 km da Ortona a Vasto
Mezzo
Bicicletta, o auto con soste
Stagioni
Maggio · giugno · settembre · ottobre

Tappa 1 — Ortona

Il viaggio parte dal porto più grande della costa teatina. La cattedrale di San Tommaso Apostolo custodisce dal 6 settembre 1258 le reliquie dell'apostolo, portate da Chio dal capitano ortonese Leone Acciaiuoli: Ortona è da allora meta di pellegrinaggio. Sopra il mare si allunga il castello aragonese, di pianta trapezoidale con quattro torri cilindriche, voluto a metà Quattrocento dagli Aragonesi e mutilato nel 1943. Fra il 21 e il 28 dicembre di quell'anno la città fu distrutta casa per casa nella battaglia tra tedeschi e canadesi; il cimitero di guerra del Moro River, poco fuori l'abitato, conserva più di 1.600 tombe. Da Ortona Lido comincia la Via Verde.

Da non perdere La cripta con le reliquie di san Tommaso, il camminamento del castello aragonese sul mare, il cimitero canadese del Moro River.

Tappa 2 — San Vito Chietino

Dieci chilometri più a sud, sotto il promontorio di Capo Turchino, sta il trabocco più noto d'Abruzzo. È il Turchino del Trionfo della morte: d'Annunzio passò l'estate del 1889 nell'eremo delle Portelle, poco sopra, e da quel soggiorno nacque il romanzo pubblicato nel 1894. Di proprietà comunale dal 1981, il Turchino non è un ristorante ma un monumento visitabile su prenotazione, restaurato dopo la segnalazione ai Luoghi del Cuore del FAI. Il tratto di costa che lo circonda alterna scogliere basse, ghiaie e uliveti che scendono fino alla battigia.

Da non perdere Il trabocco Turchino visto dal sentiero alto, l'eremo dannunziano delle Portelle, la spiaggia di Calata Turchino al tramonto.

Tappa 3 — Rocca San Giovanni

Il borgo sta a 155 metri sul livello del mare, cinto dalle mura medievali, ed è nel club dei Borghi più belli d'Italia. Sotto, la costa è la più frastagliata dell'itinerario: le spiagge della Foce e del Cavalluccio, entrambe Bandiera Blu, sono raggiungibili solo a piedi o in bici dalla Via Verde. Il territorio comunale conta sette trabocchi — Punta Cavalluccio, Punta Torre, Spezzacatena, La Foce, Punta Isolata, Valle Grotte, Punta Tufano — e diversi funzionano come ristoranti su prenotazione, con menù dettati dal pescato del giorno. Nell'entroterra immediato si coltivano l'uva Montepulciano e l'oliva Gentile di Chieti.

Da non perdere La caletta di Punta Cavalluccio con il faraglione, il belvedere sulle mura del borgo, una cena su un trabocco prenotata per tempo.

Tappa 4 — Fossacesia

Su un colle a 107 metri, con la facciata rivolta al Sangro, sta l'abbazia di San Giovanni in Venere. Il nome dice la stratificazione: qui i Frentani veneravano Venere Conciliatrice, protettrice della famiglia, e sul tempio pagano fu innalzato nel VI secolo un oratorio dedicato al Battista. Il conte di Chieti Trasmondo fece ricostruire chiesa e monastero nel 1015; nel 1165 l'abate Oderisio II diede all'edificio la forma attuale, uno dei primi esempi di gusto cistercense in Abruzzo. Restano il portale della Luna in pietra scolpita, la cripta a tre absidi con affreschi del Duecento e un chiostro affacciato sugli uliveti e sul mare.

Da non perdere Il portale della Luna, la cripta affrescata, il panorama dal chiostro sulla foce del Sangro.

Tappa 5 — Torino di Sangro

Superata la foce del Sangro si entra nella Riserva naturale regionale Lecceta di Torino di Sangro, istituita nel 2001: 175 ettari di leccio e roverella a picco sul mare, uno degli ultimi boschi costieri dell'Adriatico. Ospita la popolazione di testuggini di terra più numerosa d'Abruzzo e si percorre su sentieri liberi, tra cui quello che scende ai trabocchi e quello che porta al Sangro River War Cemetery, dove riposano i caduti del Commonwealth della linea Gustav. Sotto la riserva, la spiaggia di Le Morge alterna ciottoli e macchia mediterranea.

Da non perdere Il sentiero natura nella lecceta, la spiaggia di Le Morge, il cimitero di guerra del Sangro.

Tappa 6 — Casalbordino

Nell'entroterra, a pochi minuti dalla costa, sorge il santuario della Madonna dei Miracoli, nato dall'apparizione dell'11 giugno 1576 al contadino Alessandro Muzio di Pollutri, dopo una grandinata che aveva distrutto i raccolti. Il pellegrinaggio di giugno è ancora il più partecipato della zona ed è entrato in letteratura: d'Annunzio lo visitò nel 1889 e ne fece uno dei capitoli più duri del Trionfo della morte. La marina, con la spiaggia sabbiosa e la pineta, chiude il tratto pianeggiante della Via Verde prima della foce del Sinello.

Da non perdere La basilica-santuario e l'altare cinquecentesco, la pineta di Casalbordino Lido, la foce del Sinello all'ingresso della riserva.

Tappa 7 — Vasto

L'ultima tappa attraversa la Riserva naturale di Punta Aderci, prima area protetta costiera d'Abruzzo (1998): 285 ettari dalla spiaggia di Punta Penna alla foce del Sinello, con il promontorio, la ghiaia di Mottagrossa e il faro di Punta Penna, alto 70 metri, secondo d'Italia dopo la Lanterna di Genova. Il centro storico di Vasto sta su un terrazzo naturale: palazzo d'Avalos, residenza dei marchesi fino al 1806, ospita i musei civici e i giardini napoletani affacciati sul golfo, e la loggia Amblingh corre lungo il ciglio. In tavola arrivano il brodetto alla vastese, cotto nella "tiella" di coccio senza girare il pesce, e la ventricina del Vastese, Presidio Slow Food.

Da non perdere Il tramonto dal promontorio di Punta Aderci, i giardini di palazzo d'Avalos, un brodetto alla vastese in una trattoria del porto.

Quando andare e come muoversi

La Via Verde è quasi interamente pianeggiante e asfaltata: si percorre in bicicletta in una giornata, o in due con calma, ed è adatta anche alle famiglie. Alcuni brevi tratti restano in completamento e sono deviati sulla viabilità ordinaria. Maggio, giugno e settembre sono i mesi migliori: mare praticabile, poca folla, temperature adatte alla bici; luglio e agosto vanno alle prime ore del giorno. I trabocchi-ristorante lavorano da aprile a ottobre e vanno prenotati con giorni di anticipo. Chi viaggia in auto trova la statale 16 parallela alla costa e discese segnalate verso le calette.

Dormire in agriturismo

Alle spalle della costa il territorio sale subito in collina, tra uliveti, vigneti di Montepulciano d'Abruzzo e Trebbiano e campi di ortaggi: gli agriturismi sono qui, a pochi minuti dal mare e dalla Via Verde, con prezzi più contenuti rispetto agli alberghi del litorale. Molte aziende producono olio extravergine, vino e conserve, e la cucina unisce il pescato alla tradizione contadina — pasta alla chitarra, pallotte cacio e ova, verdure di stagione. Diverse strutture prestano le biciclette per raggiungere la ciclabile e organizzano visite in frantoio nel periodo della raccolta, tra ottobre e novembre.