Moncalvo e il Monferrato degli infernot

Piemonte Itinerari

Nel Monferrato, sotto le case, si aprono gli infernot: stanze sotterranee scavate a mano nella pietra da cantoni, senza luce né aerazione, patrimonio UNESCO dal 2014. Questo anello di circa settanta chilometri parte da Cocconato, tocca Moncalvo — la città più piccola d'Italia — e scende fra i borghi di collina dove gli infernot si visitano ancora, chiudendo a Vignale. In mezzo: l'abbazia dove è sepolto Aleramo, un Sacro Monte con ventitré cappelle, le fiere del tartufo bianco e le colline della Barbera e del Grignolino.

Tipologia
Colline, vino e patrimonio UNESCO
Percorso
70 km ad anello, da Cocconato a Vignale
Mezzo
Auto; bici per ciclisti allenati
Stagioni
Aprile · maggio · settembre · ottobre · novembre

Tappa 1 — Cocconato

Il borgo sta a quattrocento metri di quota, all'estremità nord-occidentale del Monferrato astigiano, e viene chiamato Riviera del Monferrato per il microclima mite che permette olivi e palme a questa latitudine. Il palazzo comunale è del Quattrocento, in gotico lombardo, con loggia a colonne: un raro esempio piemontese di edificio civile in questo stile, più simile ai broletti lombardi che alle architetture sabaude. Cocconato ha la bandiera arancione del Touring Club. Nelle giornate limpide, dalla terrazza sopra il paese, si vede l'arco alpino dal Monviso al Monte Rosa. Le colline intorno danno Barbera d'Asti, Freisa e Monferrato DOC.

Da non perdere La loggia del palazzo comunale, il panorama sulle Alpi dalla terrazza del borgo, una cantina di Barbera d'Asti.

Tappa 2 — Moncalvo

Poco più di tremila abitanti e il titolo di città: Moncalvo è la più piccola d'Italia. Dalla piazza dell'Antico Castello, dove restano i resti della fortificazione, lo sguardo copre tutto il basso Monferrato. La chiesa di San Francesco, gotica, conserva le opere della maturità di Guglielmo Caccia, nato a Montabone nel 1568 ma passato alla storia come il Moncalvo, il maggiore pittore della Controriforma piemontese; nel museo parrocchiale annesso si vedono anche le tele della figlia Orsola Maddalena Caccia, monaca e pittrice. Due volte l'anno il paese cambia ritmo: nelle ultime due domeniche di ottobre per la Fiera nazionale del tartufo bianco, seconda in Piemonte solo a quella di Alba, e in dicembre per la Fiera del bue grasso, con i capi di razza piemontese in mostra e il bollito misto nelle trattorie.

Da non perdere Le tele del Moncalvo e di Orsola Maddalena Caccia in San Francesco, il belvedere dell'Antico Castello, la Fiera nazionale del tartufo bianco a ottobre.

Tappa 3 — Grazzano Badoglio

Cinque chilometri a est di Moncalvo, sulla cima della collina, sta l'abbazia fondata da Aleramo prima del 961, anno in cui il marchese le donò alcune terre. Dedicata in origine al Salvatore, fu poi intitolata ai santi Vittore e Corona e affidata ai benedettini. Nella seconda cappella di destra, quella della Madonna del Rosario, è sepolto Aleramo, capostipite dei marchesi del Monferrato: le spoglie furono portate all'interno della chiesa nel 1581 e accanto si conserva un frammento di pavimento a mosaico bianco e nero della prima metà del XII secolo. Sulla parete, un affresco attribuito al Moncalvo ritrae il marchese in preghiera — lo stesso pittore della tappa precedente. Il paese aggiunse al proprio nome quello del maresciallo Pietro Badoglio, che vi nacque nel 1871 e che qui è sepolto in un mausoleo.

Da non perdere La tomba di Aleramo e il mosaico del XII secolo, l'affresco del Moncalvo, il colpo d'occhio sulle colline dal sagrato.

Tappa 4 — Serralunga di Crea

Il Sacro Monte di Crea è patrimonio UNESCO dal 2003, insieme agli altri Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia. Il complesso nasce tra il 1589 e il 1612 attorno al santuario di Santa Maria Assunta e conta ventitré cappelle e cinque eremi, distribuiti lungo un percorso che sale nel bosco. La cappella dell'Incoronazione della Vergine, la ventitreesima, detta il Paradiso, è del 1598 ed è la più alta: dentro e sulla volta si contano circa trecento figure fra statue e affreschi. Nel santuario, la cappella di Santa Margherita è interamente affrescata nel secondo Quattrocento. Dal 1997 l'area è riserva naturale: querceti e castagneti, e la fessura di Crea, una spaccatura nella roccia di interesse geologico.

Da non perdere La cappella del Paradiso con le sue trecento figure, gli affreschi quattrocenteschi di Santa Margherita, il sentiero tra le cappelle nel bosco.

Tappa 5 — Ottiglio

Da qui in avanti si entra nella zona riconosciuta dall'UNESCO come Monferrato degli infernot, nove comuni fra le colline del Casalese. Ottiglio è arroccato su uno sperone: in cima, la chiesa di San Germano, costruita a partire dal 1761 in mattoni e tufo e decorata all'interno da un ciclo di affreschi, occupa il punto più panoramico del paese; poco sopra sta il castello, rimaneggiato nel Settecento. L'infernot Carlini, scavato sotto una casa del borgo, è uno dei più visitati del territorio. La frazione Moleto, un chilometro più in là, è un pugno di case in pietra su vicoli stretti, con una vista che d'estate riempie i concerti serali.

Da non perdere L'infernot Carlini, i vicoli in pietra di Moleto, il panorama dalla chiesa di San Germano.

Tappa 6 — Cella Monte

È il paese dove la pietra da cantoni si legge meglio: sulle facciate, sui portali, nei muri di sostegno delle vigne. Si tratta di un'arenaria marnoso-calcarea nata da sedimenti marini di circa venti milioni di anni fa, tenera da scavare e capace di indurire all'aria — la ragione per cui qui, e solo qui, gli infernot esistono. Sono stanze cieche, senza aerazione, ricavate a mano sotto le case: la temperatura e l'umidità restano costanti tutto l'anno e le bottiglie di famiglia invecchiano senza sbalzi. Non sono cantine di produzione, ma dispense private, ed è per questo che se ne sono scavate a decine, una per casa. L'Ecomuseo della Pietra da Cantoni ha sede in Palazzo Volta, complesso cinquecentesco con loggia, e conserva un infernot visitabile. In fondo al borgo, la chiesa romanica di San Quirico. Cella Monte fa parte dei Borghi più belli d'Italia.

Da non perdere L'Ecomuseo della Pietra da Cantoni e il suo infernot, le facciate in pietra del centro storico, la chiesa romanica di San Quirico.

Tappa 7 — Vignale Monferrato

L'anello si chiude a Vignale, in mezzo ai vigneti. Palazzo Callori, dei conti di Vignale, ha fondamenta medievali e muri esterni in pietra da cantoni; oggi ospita l'Enoteca regionale del Monferrato, e nei sotterranei conserva uno degli infernot più noti dell'area UNESCO. Il vino di casa è il Grignolino del Monferrato Casalese, rosso chiaro, tannico e con pochi anni di attesa davanti, che nel calice inganna chi si aspetta un vino leggero; accanto, la Barbera del Monferrato. Il 22 giugno 2014 questi paesaggi vitivinicoli, insieme a Langhe e Roero, sono diventati il cinquantesimo sito italiano iscritto alla lista UNESCO.

Da non perdere L'infernot di Palazzo Callori, l'Enoteca regionale del Monferrato, un calice di Grignolino con la merenda sinoira.

Quando andare e come muoversi

Le strade sono provinciali strette che salgono e scendono da una collina all'altra: l'auto è quasi indispensabile, perché i collegamenti in autobus fra i borghi sono radi e non coprono le domeniche. In bicicletta il giro è bello ma impegnativo, con pendenze brevi e dure e nessun tratto pianeggiante. Il punto da programmare sono gli infernot: quasi tutti sono privati o comunali e si visitano solo su prenotazione, tramite gli uffici turistici del territorio o l'Ecomuseo di Cella Monte, con poche aperture libere durante l'anno. Aprile e maggio danno le colline verdi e le giornate lunghe; settembre è il mese della vendemmia; ottobre e novembre portano il tartufo, il foliage dei vigneti e le fiere. In agosto si gira tranquilli, ma diverse cantine chiudono per ferie.

Dormire in agriturismo

Gli agriturismi del Monferrato sono cascine di collina in mezzo alle vigne, spesso con cantina propria: Barbera, Grignolino, Freisa, e il Ruché nei comuni appena a sud di Moncalvo. Molte aziende hanno il proprio infernot sotto casa e lo mostrano agli ospiti insieme alla cantina. In tavola arrivano gli agnolotti al plin, il vitello tonnato, la bagna cauda da ottobre in poi, il bollito nei mesi della fiera del bue grasso, le robiole e i krumiri. Sono basi comode anche per chi vuole muoversi oltre l'anello: Asti è a venticinque chilometri, Casale Monferrato a quindici, e la stazione di Asti collega Torino in mezz'ora.