Gli infernot del Monferrato: cosa sono e come visitarli

Gli infernot del Monferrato: cosa sono e come visitarli

Nel Monferrato casalese, sotto molte case dei borghi di collina, c’è una stanza che dall’esterno non si vede. Ci si arriva da una scala stretta, spesso partendo dalla cantina: pochi metri quadri scavati a mano nella roccia, senza finestre, senza luce, senza aerazione. Si chiama infernot, e dal 2014 fa parte del patrimonio mondiale UNESCO. Ecco che cos’è, perché esiste solo in questo angolo di Piemonte e come si fa a vederne uno.

Che cos’è un infernot

Un infernot è una piccola cella sotterranea scavata nella pietra da cantoni, ricavata sotto l’abitazione e collegata di solito alla cantina di famiglia. Non ha aperture verso l’esterno: niente finestre, niente prese d’aria, niente impianti. È proprio questa chiusura totale a farlo funzionare, perché la temperatura e l’umidità restano pressoché costanti tutto l’anno, senza sbalzi fra estate e inverno.

Le dimensioni sono modeste, quasi sempre pochi metri quadri, e l’arredo si riduce a nicchie e mensole ricavate nella roccia stessa, dove le bottiglie stanno coricate. Molti hanno una volta a botte, qualcuno un pilastro centrale, altri una decorazione minima incisa nella pietra dallo scalpellino che li ha scavati. Sono lavori artigianali, fatti in casa e per la casa: non esistono due infernot identici.

Perché esistono solo qui: la pietra da cantoni

La ragione è geologica. Il Monferrato, milioni di anni fa, era fondale marino: da quei sedimenti è nata la pietra da cantoni, un’arenaria marnoso-calcarea che affiora nella zona di Casale Monferrato e si è formata circa venti milioni di anni fa. Ha una caratteristica che la rende unica per questo uso: è tenera quando viene estratta, tanto da poter essere scavata con attrezzi manuali, e indurisce con l’esposizione all’aria.

Questo significa che un contadino poteva scavarsi la stanza sotto casa senza macchinari e senza puntellature, e ritrovarsi con pareti che nel tempo diventavano solide da sole. La stessa pietra si legge in superficie, appena si entra in un paese come Cella Monte: facciate, portali, muri di sostegno dei vigneti e chiese sono tutti dello stesso colore chiaro, giallo paglierino.

Non sono cantine: a cosa servono davvero

È l’equivoco più comune. Un infernot non è una cantina di produzione: non ci si fa il vino, non ci stanno le botti, non ci si lavora. È una dispensa privata, il posto dove la famiglia mette da parte le bottiglie migliori, quelle da tenere anni e da aprire nelle occasioni. Le annate di casa, il vino del matrimonio, le riserve.

Questo spiega perché ce ne siano tanti e perché siano tutti piccoli: non nascono da un’industria, ma da una consuetudine domestica ripetuta casa per casa. Il censimento dell’Ecomuseo della Pietra da Cantoni ne conta 47 in quattordici comuni del Monferrato. Molti altri restano privati e non aperti al pubblico, murati o semplicemente in uso alla famiglia che ci abita sopra.

Il “Monferrato degli infernot”, sito UNESCO dal 2014

Il 22 giugno 2014 i Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato sono diventati il cinquantesimo sito italiano iscritto nella lista del patrimonio mondiale UNESCO. Il riconoscimento è articolato in sei componenti, e una di queste si chiama proprio “Il Monferrato degli Infernot”.

La core zone comprende nove comuni, tutti in provincia di Alessandria: Camagna Monferrato, Cella Monte, Frassinello Monferrato, Olivola, Ottiglio, Ozzano Monferrato, Rosignano Monferrato, Sala Monferrato e Vignale Monferrato. È un’area piccola, percorribile in una giornata di auto, fatta di paesi da poche centinaia di abitanti su cime di collina, con i vigneti che scendono sui fianchi.

Vale la pena notare che il riconoscimento non premia i singoli monumenti, ma il paesaggio nel suo insieme: il rapporto fra la vite, la pietra estratta dalla stessa collina e il modo di abitarla. L’infernot è la parte di questo paesaggio che sta sottoterra.

Come si visitano

Questo è il punto da organizzare prima di partire, perché quasi nessun infernot è visitabile liberamente. Sono quasi tutti privati o di proprietà comunale, e si vedono solo su prenotazione o in occasione di aperture programmate. Presentarsi in paese sperando di trovarne uno aperto, di norma, non funziona.

  • Ecomuseo della Pietra da Cantoni, a Cella Monte: ha sede in Palazzo Volta, un complesso cinquecentesco con loggia, e conserva un infernot visitabile. È il punto di partenza naturale, anche per farsi spiegare la geologia della zona prima di scendere sottoterra. Le visite si prenotano dal sito dell’ecomuseo, che coordina anche le aperture degli altri infernot.
  • Aperture su prenotazione: nella stagione tipica si visita il venerdì e il sabato prenotando, con qualche apertura domenicale. Gli orari cambiano nel corso dell’anno, quindi conviene sempre verificarli e prenotare in anticipo, soprattutto nei fine settimana d’autunno.
  • Infernot di Palazzo Callori, a Vignale Monferrato: il palazzo dei conti di Vignale ospita oggi l’Enoteca regionale del Monferrato, e nei sotterranei uno degli infernot più noti dell’area.
  • Agriturismi e cantine: parecchie aziende agricole della zona hanno il proprio infernot sotto casa e lo mostrano agli ospiti insieme alla cantina. Spesso è il modo più semplice — e più autentico — di vederne uno, perché è ancora in uso.

Una raccomandazione pratica: sono ambienti sotterranei, freschi anche in agosto e con scale ripide e scivolose. Meglio scarpe chiuse e una felpa, anche se fuori ci sono trenta gradi.

Cosa vedere intorno

Gli infernot da soli riempiono mezza giornata: il senso del viaggio è il territorio che li contiene. Nel raggio di venti chilometri ci sono Moncalvo, che è la città più piccola d’Italia e ospita in ottobre la Fiera nazionale del tartufo bianco, seconda in Piemonte solo a quella di Alba; il Sacro Monte di Crea, patrimonio UNESCO dal 2003 con le sue ventitré cappelle nel bosco; l’abbazia di Grazzano Badoglio, dove è sepolto Aleramo, il capostipite dei marchesi del Monferrato.

Abbiamo messo insieme tutte queste tappe in un anello di circa settanta chilometri: Moncalvo e il Monferrato degli infernot, sette tappe da Cocconato a Vignale con mappa e indicazioni per ogni paese.

Nel bicchiere, la zona è terra di Grignolino del Monferrato Casalese — un rosso di colore chiaro, tannico, che spiazza chi si aspetta un vino leggero — di Barbera del Monferrato e di Freisa. In tavola arrivano agnolotti al plin, vitello tonnato, bagna cauda dall’autunno in avanti, robiola e krumiri.

Dove si trova e come arrivare

Il Monferrato degli infernot si trova in Piemonte, fra le province di Alessandria e Asti, nella fascia di colline compresa fra Casale Monferrato a nord e Asti a sud. Il centro geografico dell’area è Cella Monte (45.074° N, 8.392° E), a circa 200 metri di quota.

  • In auto: circa 10 km da Casale Monferrato, 30 da Asti, 35 da Alessandria, 70 da Torino, 100 da Milano, 110 da Genova. L’uscita autostradale più comoda è Casale Monferrato sulla A26.
  • In treno: la stazione di riferimento è Casale Monferrato; da lì servono l’auto o un taxi, perché i borghi della core zone non hanno stazione.
  • In aereo: Torino Caselle a circa 80 km, Milano Malpensa a circa 85 km.
  • Sul posto: strade provinciali strette e tortuose fra un paese e l’altro, con dislivelli continui. Le distanze sono brevi ma i tempi si allungano: mettere in conto 15-20 minuti fra una tappa e la successiva.

Quando andare

La primavera, fra aprile e maggio, dà colline verdi e giornate lunghe. Settembre è il mese della vendemmia, con le cantine in piena attività. Ottobre e novembre sono probabilmente il periodo migliore: il tartufo bianco, le fiere di paese, il foliage dei vigneti che passa dal giallo al rosso. In agosto si gira tranquilli, ma diverse aziende chiudono per ferie e conviene telefonare prima.

Dormire in agriturismo nel Monferrato

Gli agriturismi del Monferrato sono cascine di collina in mezzo ai vigneti, spesso con cantina propria e con la stessa pietra da cantoni nei muri. Molti hanno un infernot sotto casa. Rispetto agli alberghi di Asti o Casale costano meno e mettono a disposizione quello che serve davvero qui: qualcuno che conosca le strade, le cantine giuste e i numeri da chiamare per prenotare una visita.

Puoi vedere le strutture disponibili in Piemonte, oppure restringere la ricerca alle province di Alessandria e Asti, che si dividono il territorio del Monferrato.

Domande frequenti sugli infernot

Che cos’è un infernot?

Un infernot è una piccola cella sotterranea scavata a mano nella pietra da cantoni, ricavata sotto l’abitazione e priva di luce, finestre e aerazione. Serve a conservare le bottiglie di famiglia a temperatura e umidità costanti. Si trova nel Monferrato casalese, in Piemonte, ed è patrimonio UNESCO dal 2014.

Perché gli infernot esistono solo nel Monferrato?

Per una ragione geologica: la pietra da cantoni, un’arenaria marnoso-calcarea formatasi da sedimenti marini circa venti milioni di anni fa, è tenera quando viene estratta e indurisce all’aria. Permette quindi di scavare una stanza con attrezzi manuali ottenendo pareti che si consolidano nel tempo. Questa roccia affiora solo nella zona di Casale Monferrato.

Quali comuni fanno parte del “Monferrato degli Infernot” UNESCO?

La core zone comprende nove comuni della provincia di Alessandria: Camagna Monferrato, Cella Monte, Frassinello Monferrato, Olivola, Ottiglio, Ozzano Monferrato, Rosignano Monferrato, Sala Monferrato e Vignale Monferrato. Sono una delle sei componenti del sito UNESCO “Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato”, iscritto il 22 giugno 2014.

Quanti infernot ci sono e si possono visitare?

Il censimento dell’Ecomuseo della Pietra da Cantoni ne conta 47 in quattordici comuni del Monferrato. Quasi tutti sono privati o comunali e si visitano soltanto su prenotazione: il punto di riferimento è l’Ecomuseo della Pietra da Cantoni a Cella Monte, che ha sede in Palazzo Volta, conserva un infernot visitabile e coordina le aperture degli altri.

Qual è la differenza fra un infernot e una cantina?

Un infernot non è una cantina di produzione: non vi si fa il vino e non vi si tengono le botti. È una dispensa privata, dove la famiglia conserva le bottiglie migliori destinate a invecchiare. È più piccolo di una cantina, non ha alcuna apertura verso l’esterno e di solito vi si accede proprio dalla cantina di casa.

Qual è il periodo migliore per visitare il Monferrato?

Aprile e maggio per le colline verdi e le giornate lunghe, settembre per la vendemmia, ottobre e novembre per il tartufo bianco, le fiere e il foliage dei vigneti. In agosto la zona è tranquilla ma diverse cantine chiudono per ferie, quindi conviene telefonare prima.